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Marco Affatigato: Lettera aperta al presidente del Consiglio dei Ministri

Non privi gli Italiani delle loro libertà e non faccia morire le attività commerciali 

 di Marco Affatigato 
  • Signor presidente del Consiglio:

Quella che dovrà prendere in questi giorni, e certamente prima del 6 marzo, sarà una decisione fra le più difficili che abbia preso almeno da quando non è più presidente della BCE e, suppongo, sarà la sfida più rischiosa per la Sua immagine pubblica e, soprattutto, per la sua coscienza. 

Di fronte alla comunità scientifica che compone il CTS, voluto dal suo predecessore prof. Giuseppe Conte, che, con solo qualche pronunciamento contrario, raccomanda e Le richiede un lockdown severo, personalmente come cittadino e poi come anche politico, La invito a seguire un’altra via: quella di non condannare a morte i commerci e le PMI, i teatri e i cinema, le sale da ballo e le palestre, i bar e ristorante, gli alberghi e i B&B, ma soprattutto di non condannare gli italiani a restare a casa. 

Innanzi a coloro che Le chiedono un “giro di vite”, una “stretta” ancor più dura per combattere il virus Covid-19, La invito a preoccuparsi dello stato mentale degli italiani, soprattutto dei giovani e degli anziani, del loro morale che pare aggravarsi su tutto il territorio nazionale più che la situazione sanitaria del Paese dovuta al Covid-19. Dopo tutto, guardando i dati, i nuovi casi di “contaminazione” non aumentano poi così in modo esponenziale e il numero dei pazienti in rianimazione – a livello nazionale-   non superale 2000 unità. Numero che il CTS e il Suo predecessore avevano considerato come “segno positivo di stabilizzazione” della malattia. 

È chiaro, almeno a chi Le scrive, che i pericoli che farebbero correre le varianti del virus

e più precisamente quella “inglese”, sono inferiori a quelli neuropsichiatrici che già vengono definiti “usura dell’anima” degli italiani (e che già ha portato a suicidi), in quest’ultimo anno di angosce e, soprattutto, incertezze. Gli italiani sono diventati più fragili davanti gli sconvolgimenti delle loro vite a causa di ciò che, in modo diretta e/o indiretto, il virus Covid-19 ha introdotto nella vita quotidiana.

Ci sono studenti scoraggiati, commercianti che piangono, albergatori presi alla gola, tutti senza progetti futuri, salvo che la richiesta gridata di finirla con questo virus e le misure restrittive prese per combatterlo, che sembrano non avere un risultato concreto. L’economia che è sull’orlo del precipizio. Ultima speranza: il vaccino. Ma anche questo distribuito con il “conta gocce” perché le industrie farmaceutiche segnano il passo.   

E se si avverasse che le misure annunciate nella “bozza” del DPCM e che sarà portato nuovamente a valutare, prima di firmarlo, tra oggi e domani, in tutti i casi prima del 6 marzo, siano più dannose che efficaci? La responsabilità sarà Sua e non certamente dei presidenti delle Regioni o del CTS. Scelga un metodo innovativo per combattere questo virus, poiché le ore che seguiranno la Sua firma saranno cruciali per il Paese; sono necessarie delle scelte pragmatiche e il pragmatismo deve appoggiarsi non solo sui dati sanitari ma anche su quelli economici e dell’occupazione.
  • Le emozioni personali non devono aver terreno in questo caso, se siamo in una “guerra”,

quando la progressione della malattia è al momento un po’ meno forte che il CTS si attende e le varianti sono contenute. Pragmatismo, signor presidente. Pragmatismo affinché gli italiani non siano più privati della loro vita, delle loro libertà. 

Marco Affatigato: Lettera aperta al presidente del Consiglio dei Ministri

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