FOIBE: “il giorno del ricordo”.

FOIBE: ” 10 febbraio il giorno del ricordo”.

Quando la guerra era ormai finita, quando molti festeggiavano la fine delle ostilità, un’altra parte di uomini pieni di odio intriso di crudeltà, apriva una delle ferite più profonde nella storia del nostro popolo.

Oggi quel tipo di odio è ancora presente, anche non è in condizione di compiere le stesse atrocità.

Chi minimizza o addirittura nega tali azioni è un pericolo soprattutto per questa sempre più debole democrazia.

Credo fortemente nella libertà di pensiero e nella necessità di creare nel passato la verità, senza pregiudizi ideologiche è aberrante.

Avere il coraggio di rivedere le proprie posizioni, se queste sono errate, credo sia il più grande segnale di intelligenza che una persona possa dare! .

Maurizio Abbate.

La redazione di questo blog vuole ricordare che il la Repubblica Italiana riconosce ( cosi come riportato nel manifesto), il 10 febbraio quale “GIORNO DEL RICORDO” al fine di conservare e rinnovare la memoria della tragedia degli Italiani e di tutte le vittime delle foibe, dell’esodo dalle loro terre degli Istriani. Fiumani e Dalmati nel secondo dopoguerra” (legge 30 marzo 2004 n.92).

Cenno storico su wikipedia: ” L’eccidio della popolazione Italiana residente in Venezia Giulia e Dalmazia ad opera dei partigiani comunisti di Tito come possiamo definirlo come una strage, una violenza di stato in parole povere fu una vera è propria pulizia etnica verso gli Italiani, un vero e proprio genocidio, dove i partigiani negli inghiottitoi carsici furono gettati molti dei corpi delle vittime. La maggior parte delle vittime morì nei campi di prigionia Jugoslave, ma anche durante la deportazione verso di essi, si stima che le vittime furono circa 11.000 comprese le salme recuperate e quelle stimate, più i morti nei campi di concentramento Jugoslavi. Nell’immediato dopoguerra le stragi delle foibe hanno avuto un  profondo impatto sull’opinione pubblica Italiana, da  qui nasce l’esigenza che fu giocoforza influenzata da pesante clima politico dell’epoca. Per questo una delle versioni prese piede contrastante dell’espressione comunista del “sentire”.