I Vespri siciliani: La ribellione scoppiata a Palermo un lunedì del 1282

I Vespri siciliani: La ribellione scoppiata a Palermo un lunedì del 1282
I Vespri siciliani: La ribellione scoppiata a Palermo un lunedì del 1282
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I Vespri siciliani: La ribellione scoppiata a Palermo un lunedì del 1282


fonte: https://it.wikipedia.org/wiki/Vespri_siciliani


Vespri siciliani furono una ribellione scoppiata a Palermo all’ora dei vespri di Lunedì dell’Angelo nel 1282.  Bersaglio della rivolta furono i dominatori francesi dell’isola, gli Angioini, avvertiti come oppressori stranieri. Da Palermo i moti si sparsero presto all’intera Sicilia e ne espulsero la presenza francese. La ribellione diede avvio a una guerra, per il controllo della Sicilia, che si concluse definitivamente con la Pace di Caltabellotta.

Dopo la morte dell’imperatore Corrado IV

La sconfitta di Manfredi a Benevento e la decapitazione a Napoli il 29 ottobre 1268 dell’ultimo pretendente svevo Corradino, il Regno di Sicilia era stato definitivamente assoggettato al sovrano francese Carlo I d’Angiò. Papa Clemente IV, che il 6 gennaio 1266, aveva già incoronato Carlo re di Sicilia, sperando così di poter estendere la propria influenza all’Italia meridionale senza dover subire i veti precedentemente imposti dagli svevi, dovette rendersi conto che gli angioini avrebbero perseguito una politica espansionistica aggressiva: conquistato il meridione d’Italia, le mire di Carlo volgevano infatti già ad Oriente e al neo-restaurato Impero bizantino.

In Sicilia la situazione si era fatta particolarmente critica

Per una generalizzata riduzione delle libertà baronali e, soprattutto, per una opprimente politica fiscale.  L’isola, da sempre fedelissima roccaforte sveva, che dopo la morte di Corradino di Svevia aveva resistito ancora per alcuni anni, era ora il bersaglio della rappresaglia angioina. Gli Angiò si mostrarono insensibili a qualunque richiesta di ammorbidimento ed applicarono un esoso fiscalismo, praticando usurpazioni, soprusi e violenze. Va segnalato a tal proposito che Dante, che nel 1282 aveva solo 17 anni, nell’VIII canto del Paradiso, indicherà come Mala Segnoria il regno angioino di Sicilia.

I nobili siciliani e in particolare il diplomatico Giovanni da Procida 

Riponevano le proprie speranze in Michele VIII Paleologo, imperatore bizantino già in contrasto con Carlo I d’Angiò, in papa Niccolò III, che si era dimostrato disponibile ad una mediazione, e in Pietro III d’Aragona. Poiché Michele si trovava in una situazione critica a causa dell’invasione dei Balcani da parte di Carlo d’Angiò, scelse la via diplomatica, in cui i Bizantini si erano sempre distinti, per distogliere il re angioino dai suoi piani di conquista. Durante il pontificato di Niccolò III, Michele VIII con la sua mediazione aveva stretto un’alleanza con Pietro. Il re aragonese avrebbe dovuto attaccare l’Angioino alle spalle e togliergli il regno, così come nel 1266 Carlo lo aveva tolto a re Manfredi. L’imperatore bizantino gli avrebbe messo a disposizione i mezzi per costruire una flotta.

Il re d’Aragona, in particolare

Era guardato con favore perché sua moglie Costanza, in quanto figlia di Manfredi e nipote di Federico II, risultava l’unica pretendente legittima della casa di Svevia; tuttavia il sovrano aragonese era impegnato nella riconquista di quella parte della penisola iberica ancora in mano agli arabi.

Alla fine del 1280

In concomitanza con la morte di papa Niccolò III e con la guerra che impegnava il Paleologo contro una coalizione di cui facevano parte veneziani ed angioini, i baroni siciliani ruppero gli indugi organizzando una sollevazione popolare che desse un segno tangibile della loro determinazione, convincendo l’unico interlocutore rimasto, Pietro d’Aragona, ad accorrere finalmente in loro aiuto. In quel mentre avveniva l’elezione del papa di origini francesi Martino IV che, eletto proprio grazie al determinante sostegno degli Angiò, si mostrò fin dall’inizio insensibile alla causa dei siciliani. Intanto, agenti bizantini e aragonesi, largamente provvisti di denaro bizantino, istigarono i Siciliani alla rivolta.

Nell’instabile panorama politico della fine del XIII secolo

la rivolta siciliana, intrecciando l’opposizione al potere temporale dei papi al contenimento dell’inarrestabile ascesa dei loro vassalli angioini, innescherà nel Mediterraneo un vero e proprio conflitto internazionale: da una parte Carlo I d’Angiò, sostenuto da Filippo III di Francia e dai guelfi fiorentini, oltreché dal papato; dall’altra Pietro III d’Aragona, appoggiato dall’imperatore Michele VIII Paleologo, da Rodolfo d’Asburgo, da Edoardo I d’Inghilterra, dalla fazione ghibellina genovese, dal Conte Guido da Montefeltro e da Alfonso X di Castiglia, oltreché, più tiepidamente, dalle Repubbliche marinare di Venezia e di Pisa.


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