Ieri è stato il giorno simbolo dell’Europa

Ieri è stato il giorno simbolo dell’Europa. L’Italia del giorno dopo rubrica di Francesco Campopiano

Ieri è il giorno simbolo dell’Europa

Ieri è il giorno simbolo dell’Europa, quella Europa che tutti volevano e che poi hanno abbandonato, anzi che hanno cambiato per renderla ciò che è oggi.

23 Luglio del 1952 nacque la prima, vera ed unica Comunità Europea

L’Europa unità serviva per unire gli stati, unire i popoli, unire i fabbisogni, invece oggi è solo una banca di grande dimensioni. Il 23 Luglio del 1952 nacque la prima, vera ed unica Comunità Europea che meritava di essere chiamata tale.

La CECA, COMUNITÀ EUROPEA del CARBONE e dell’ACCIAIO.

Aveva veramente dei sani principi e valori, poi invece fu stravolta, fu modificata ad arte, per permettere a pochi di arricchirsi a discapito di altri. Oggi l’unione Europea ha preso il posto di missili, carrarmati e caccia bombardieri…perché hanno capito che l’economia è l’arma di distruzione di massa più efficace al mondo.

La CECA era Basata veramente sulla crescita nazionale dei singoli Stati

La CECA era Basata veramente sulla crescita nazionale dei singoli Stati e dell’interscambio tra nazioni. Forse non tutti sanno che questo trattato aveva una scadenza, che una volta raggiunta avrebbe traghettato tutti nella Unione Europea.

Con la fine di questo trattato, iniziò la colonizzazione economica e finanziaria dei poteri forti europei!

Io non dico che l’Europa Unità sia il male assoluto, ma dico che con questi presupposti non è il bene per l’Italia. Far parte di un progetto unitario, vuol dire scendere a compromessi con tutti gli interlocutori, invece oggi non è così, ed è palese il comportamento scorretto di molti altri stati. Mi chiedo come sia possibile che nessuno se ne renda conto!

Io vorrei una Europa basata sui singoli Stati

Io vorrei una Europa basata sui singoli Stati, una Europa collaborativa e non suprematista. Finché uno che coltiva tulipani, vuole insegnare a produrre prosciutti ad uno che lo fa da millenni, non ci saranno mai i presupposti per andar bene.

l’Italia del giorno dopo

F. Campopiano