La rivolta di Milano: 6 febbraio 1853. Un episodio del Risorgimento Italiano

La rivolta di Milano: 6 febbraio 1853. Un episodio del Risorgimento Italiano

La rivolta di Milano: 6 febbraio 1853. Un episodio del Risorgimento Italiano

fonte: WikiediA 

La rivolta di Milano: 6 febbraio 1853 è un episodio della storia del Risorgimento italiano, dove ai motivi patriottici e nazionali si associarono le prime idealità socialiste.

Questo avvenimento all’epoca ebbe vasta risonanza presso l’opinione pubblica moderata borghese, che vide in esso la necessità che il processo unitario si compisse quanto prima, mettendo ai margini sia il movimento mazziniano sia quei movimenti d’ispirazione socialista che avevano già dato prova di sé nella Rivoluzione del 1848 e che ora sembravano volersi riproporre in Italia ad opera della classe operaia.

Gli antefatti

Dopo gli eventi fallimentari della prima guerra d’indipendenza italiana nel 1848 e la continua influenza di Giuseppe Mazzini nello spronare gli italiani a proseguire la lotta per l’indipendenza, si creò anche a Milano un nuovo Comitato insurrezionale (formato da: Giuseppe Piolti de Bianchi, capo civile; Eugenio Brizzi, capo militare; Fronti, logistica; Vigorelli, cassiere) che stava organizzando una nuova rivolta. Venne interpellato anche Carlo De Cristoforis il quale, pur non credendo nella riuscita dell’operazione e pur non desiderando prendervi parte direttamente, si offrì di seguirla per evitare a sua detta “inutili spargimenti di sangue”. Dello stesso parere fu Giovanni Battista Carta, da poco scarcerato dalle autorità austriache.

I rivoluzionari avevano pensato

In un primo momento di approfittare del gran ballo che si sarebbe tenuto a Palazzo Marino il 31 gennaio e a cui avrebbero certamente partecipato tutti gli alti gradi dell’esercito austriaco. Si sarebbe trovato un sistema per avvelenarli tutti e in questo modo la guarnigione austriaca a Milano, rimasta senza guida, si sarebbe potuta sopraffare facilmente. A qualcuno di più buon senso il piano melodrammatico apparve irrealizzabile e dall’esito incerto, per cui fu abbandonato.

Altri avevano pensato per accendere la miccia della rivoluzione popolare

Di assassinare tre aristocratici milanesi, scegliendoli tra i personaggi più importanti tra quelli che collaboravano al servizio dell’amministrazione austriaca in modo da suscitare la reazione del governo, che si prevedeva talmente dura da suscitare l’indignazione popolare. Ma anche di questo progetto non se ne fece nulla.

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