Sicilia: “Cultura e Tradizioni” L’Opra dei Pupi e pupari Siciliani

Sicilia: "Cultura e Tradizioni" L'Opra dei Pupi e pupari Siciliani

Sicilia: “Cultura e Tradizioni” L’Opra dei Pupi e pupari Siciliani


di Salvo NERI


Con questo articolo quest’ oggi, da siciliano che ama la SICILIA, le sue antiche tradizioni, usi e costumi, voglio portarvi indietro nel tempo, in un mondo abitato da re, cavalieri, eroi, un mondo animato da grandi battaglie, amori impossibili, valori d’altri tempi, il mondo rappresentato nell’Opera dei Pupi Siciliani. Un’antica tradizione siciliana. 

Tra i pupari più noti  meritano una particolare menzione Enzo MANCUSO, Mimmo CUTICCHIO e Vincenzo ARGENTO, proprietari rispettivamente dei teatri Carlo Magno, Figli d’Arte Cuticchio e Teatro Argento.  Ed ancora ricordiamo: 

  •  Nel catanese il primo puparo fu Gaetano Crimi, nel 1835. Ricordiamo inoltre don Gaetano Napoli, che nel 1921, a Catania, aprì il suo primo teatro, dando inizio a una tradizione familiare che vive ancora oggi. 
  •  A Randazzo  vicino Catania, si trova il Museo Civico Vagliasindi, dov’è esposta una vasta collezione di 37 Pupi, realizzati tra il 1912 e il 1915, e usati ancora oggi dal messinese Ninì Calabrese. 
  •  A Siracusa  la tradizione dei Pupi viene portata avanti dai Vaccaro-Mauceri che presero il posto dello storico puparo Francesco PUZZO; mentre a Messina è ancora florida la famiglia Gargano. 

 
Inoltre desidero sottoporre alla vostra cortese attenzione la ricca collezione di Pupi presso il Museo Interazionale delle Marionette Antonio Pasqualino e presso il Museo Etnografico Siciliano Giuseppe PITRE’ che potete ammirare a Palermo ed una particolare mostra permanente di PUPI SICILIANI che potete ammirare nella PRO- LOCO di GIARRE. 

Quella dei Pupi è un’antica tradizione, che affonda le sue radici nella Spagna del ‘500. La sua diffusione in Italia e precisamente a Napoli e in Sicilia avviene fra la fine del 1700 e i primi anni del 1800 per opera dei Cantastorie e dei Contastorie, che spostandosi di luogo in luogo, narravano storie di mondi lontani, abitati da guerrieri ed eroi leggendari. 

 L’Opera dei Pupi è un particolare teatro delle marionette

Che mette in scena principalmente le gesta degli eroi medievali che lottarono per la cristianità contro i Saraceni. Tra i personaggi principali, infatti, troviamo Carlo Magno e i suoi paladini ed altri eroi quali Orlando e Rolando, protagonisti rispettivamente de L’Orlando Furioso di Ludovico Ariosto e de La Chanson de Roland, una delle opere più significative della letteratura medievale francese, appartenente al Ciclo Carolingio. Sullo sfondo delle vicende dei paladini francesi, venivano trattati anche argomenti dal profondo valore morale e trasmessi codici di comportamento molto cari al popolo siciliano, quali la giustizia, la libertà, il senso dell’onore, la religione e sentimenti quali l’amore, l’odio, la vendetta. A queste tematiche principali se ne aggiunsero presto altre, legate alle storie e alle usanze del luogo e alla fantasia di ogni singolo artista, che era libero di apportare le proprie modifiche, al fine di rendere le storie più originali e accattivanti. 

Il Pupo e la sua realizzazione 

Il pupo (dal latino pupus, che significa fanciullo, bambino) è una marionetta singolare ed unica nel suo genere, abilmente decorata e rifinita in ogni dettaglio. Viene realizzato in legno, preferibilmente di faggio o abete, rivestito di paglia e coperto di tela di sacco. Le parti del corpo sono unite tra loro da anelli di ferro che ne consentono il movimento. La mano destra è quasi sempre chiusa, per poter impugnare la spada, mentre la sinistra è più aperta per potervi legare lo scudo. Le armature sono realizzate in ottone, rame o alpacca mentre gli abiti e i mantelli sono realizzati in stoffa. Ogni personaggio è caratterizzato da segni distintivi che ne consentono il repentino riconoscimento da parte del pubblico: Carlo Magno, ad esempio, porta sempre una corona con una croce, i Saraceni indossano il turbante e delle armature con sopra incise delle mezzelune, i pagani invece portano la faroncina (gonnellino) e dei pantaloni alla zuava. 

La testa del pupo rappresenta la parte più difficile da realizzare e viene intagliata e dipinta a mano oppure realizzata con la creta e poi dipinta. Particolare attenzione viene prestata all’espressione del viso, che deve variare in base al personaggio e alla sua indole. 

Le dimensioni dei Pupi variano in base alla loro funzione e alla città in cui vengono realizzati. I Pupi da teatro solitamente sono alti 1,20 m e hanno un peso di circa 12 chilogrammi. In Sicilia l’Opera dei Pupi ebbe un successo notevole soprattutto a Palermo e a Catania e in queste due città si riscontrano alcune differenze strutturali: i Pupi palermitani sono alti circa 0,80 cm e pesano 10 kg, sono quindi più leggeri e facili da manovrare, quelli catanesi invece sono più alti e pesanti. 

Gli spettacoli e la figura del puparo 

Anticamente l’Opera dei Pupi era una forma di intrattenimento itinerante, molto apprezzata da grandi e piccini. Gli spettacoli si tenevano nelle piazze e il pubblico accorreva numeroso per trascorrere qualche ora di svago e divertimento. Era un evento atteso da tutti, specialmente dalle classi meno abbienti. Talvolta gli spettacoli si svolgevano in più serate, così da attirare maggiormente l’attenzione del pubblico e sfruttare al meglio la suspense. 

Non potevano mancare le grandi battaglie  le storie d’amore tormentate e non corrisposte, i momenti di comicità e naturalmente i colpi di scena e gli effetti spettacolari, quali teste mozzate, zampilli di sangue, incendi. Dietro ad ogni effetto c’era un trucco diverso, frutto della grande maestria del puparo. Quest’ultimo era (ed è ancora oggi) l’artista-artigiano, colui che curava interamente lo spettacolo, preoccupandosi della scenografia, degli effetti speciali e del movimento dei Pupi, a cui prestava anche la voce, cercando di modificarne il tono e il timbro a seconda del personaggio. Per questa ragione il puparo doveva essere anche un abile attore e doppiatore, capace di dare personalità e voce diversa a ciascun personaggio, compresi quelli femminili. Il linguaggio usato era spesso un linguaggio letterario, talvolta colorito da espressioni dialettali e locali. 

Per la realizzazione dei pupi e dello spettacolo il puparo aveva degli aiutanti, quasi sempre membri della famiglia, che intervenivano soprattutto al termine dello spettacolo, per riparare i pupi e le scenografie ed assicurarsi che tutto fosse pronto per gli spettacoli successivi. Altre figure fondamentali erano quelle del fabbro, per la realizzazione delle armature, del pittore, che decorava il teatro e curava i cartelloni e infine dello scrittore di dispense, dal quale poi il puparo prendeva spunto per realizzare i suoi copioni. 

 I pupari si tramandavano di padre in figlio le storie da raccontare

Le tecniche da impiegare e più in generale i trucchi del mestiere, per evitare che questa splendida arte cadesse nell’oblìo. Sono sempre stati molto gelosi dei loro segreti, a tal punto da arrivare a distruggere le loro botteghe in casi estremi, per evitare che altri potessero rubare la loro arte. Sebbene fossero spesso analfabeti, erano in grado di ricordare a memoria intere storie e versi tratti da opere letterarie. 

L’Opera dei Pupi oggi  Purtroppo con l’avvento di nuove forme di intrattenimento, quali il cinema e la televisione, l’interesse del pubblico venne sempre meno e l’Opera dei Pupi subì una profonda crisi, finendo anche per perdere il suo carattere itinerante. 

Oggi infatti gli spettacoli vengono realizzati solamente all’interno di appositi teatri e sono rivolti prevalentemente alle scolaresche e ai turisti. Nonostante la crisi subita, questa forma d’arte rappresenta un importante simbolo isolano, che riesce ancora ad affascinare e ad emozionare tutti coloro che vogliono immergersi nel folclore siciliano. 

 
Nel 2008 l’UNESCO ha incluso l’Opera dei Pupi

Tra i patrimoni orali e immateriali dell’umanità, dopo averla proclamata tale già nel 2001. È stato il primo patrimonio italiano a esser inserito in questa prestigiosa lista. Un vero successo per i pupari che non hanno mai abbandonato la loro arte e che da generazioni continuano a tramandarsi la passione per questo teatro unico nel suo genere. 

Tra i pupari più noti ancora attivi. A Palermo meritano una particolare menzione Enzo Mancuso, Mimmo Cuticchio e Vincenzo Argento, proprietari rispettivamente dei teatri Carlo Magno, Figli d’Arte Cuticchio e Teatro Argento. Se siete a Palermo, non perdete l’opportunità di assistere a questi straordinari spettacoli e di vivere un’esperienza senza tempo. In città inoltre, potrete ammirare una ricca collezione di Pupi presso il Museo Interazionale delle Marionette Antonio Pasqualino e presso il Museo Etnografico Siciliano. 


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